ogni-bambino-ha-un-nome.jpg

Ogni bambino ha un nome
Giornata della Memoria

26 gennaio 2023

Scuola Secondaria di I grado

 

Età consigliata:

dagli 11 anni

Ora e giorno di spettacolo

giovedì ore 10.00

Contatti

ufficioscuole@binario7.org

Theresienstadt era un campo di concentramento non molto distante da Praga.

In più occasioni i nazisti se ne servirono per scopi propagandistici, spacciandolo per "la città che Hitler regalò agli ebrei", un luogo in cui le giornate trascorrevano serene tra svaghi e divertimenti. In realtà Terezín (questo era il soprannome del campo) non fu altro che l’anticamera per Auschwitz: 33.419 persone vi morirono per malnutrizione e malattia (16 furono giustiziati per futili motivi come l’aver scritto alla propria famiglia senza autorizzazione). Dei 15.000 bambini al di sotto dei 15 anni transitati per Terezín, solo circa 1000 sopravvissero alla Shoah.

Nei tre anni in cui il campo rimase attivo i prigionieri cercarono di garantire ai propri figli un’infanzia ed un’adolescenza il più normale possibile. Alcune camerate furono pertanto riservate ai più giovani. In questo modo si cercò anche di proteggerli dal sovraffollamento, dalle epidemie e dalla miseria.

I ragazzi che vivevano nella stanza n. 1 del blocco L 417, tutti tra i quattordici e i quindici anni (erano divisi secondo l'età nelle dieci camere dell'edificio), incoraggiati dal loro sorvegliante, il professor Walter Eislinger, cominciarono nel 1942 a pubblicare un settimanale intitolato Vedem! (Avanziamo!). Quest'attività certo non sarebbe stata approvata dalle SS e per di più i ragazzi non disponevano dei mezzi materiali. Così il giornale, invece di essere pubblicato nel vero senso della parola, veniva scritto in un'unica copia e poi letto ad alta voce ogni venerdì sera. Questo per oltre due anni, fino al 1944.

In ogni numero di Vedem! si potevano trovare racconti della vita a Terezín, poesie, disegni e recensioni di spettacoli, tra cui, naturalmente, anche Brundibár, la famosa operetta per bambini che servì ad attuare "Il grande inganno": i prigionieri furono istruiti per recitare una grande messinscena durante la visita della Croce Rossa Internazionale. I manoscritti originali, in totale circa ottocento pagine, vennero fortunatamente salvati per poi essere raccolti in un unico volume pubblicato nel 2012 con il titolo We are children just the same.

drammaturgia e regia
Maurizio Brandalese

 

con
Alessandro Treccani
Beatrice Barlozzetti

 

produzione
Dedalus